Dal Dom
Il monolito si trova sulla riva del Natisone. Baba appare nel folklore slavo come una figura mitica femminile. È una rappresentazione conosciuta nel vastissimo spazio euroasiatico.
Concludo questo cammino, – lungo sei anni, 132 puntate e quasi 1 milione 200 mila battute – sulle tradizioni della Benecia risalendo alle origini, ai tempi in cui gli Slavi arrivarono in queste Valli, le esplorarono, vi costruirono i primi villaggi, cominciarono a dissodare i terreni, a spingere i loro greggi sui dorsali e i versanti dei monti; scelsero i luoghi dove venerare le loro divinità, preferibilmente lassù, in alto, sulle cime dei rilievi, il più possibile vicino al cielo dove esse abitavano; divinità che regolavano il movimento degli astri, il mutare delle stagioni e la vita degli uomini. Ma si guardarono anche attorno a sé e individuarono grotte, anfratti, rocce, boschi che nella loro immaginazione erano popolati da esseri strani, folletti, donne con i piedi rovesciati all’indietro, selvaggi abitatori di acque e monti, streghe. alati, giganti e gnomi…
A un certo punto, sulla sponda destra del Natisone individuarono un imponente masso di conglomerato conficcato sulla riva del fiume e lo chiamarono Baba… Sì, perché in Benecia non è solo il Matajur a portare questo nome. Nelle pertinenze di Sverinaz (Grimacco) c’è un appezzamento di terreno detto Na Babi e c’è, appunto, questo monolito sulla riva del Natisone….
Come testimoniato dal ritrovamento di materiale bronzeo, risalente alla metà del XII-inizio XI secolo a.C., alla sommità della parete rocciosa chiamata Čelò, la località do’ par Bab’ (presso la Baba) rappresentava fin da tempi remotissimi un passaggio obbligato lungo l’importante via di comunicazione che percorreva la Val Natisone collegando le aree minerarie alpine e transalpine con i centri padano-veneti. Non so se il monolito sia stato un punto di riferimento per i viandanti e commercianti preistorici, è certo invece che per gli antichi abitanti del luogo presentava peculiarità che hanno suggerito il nome Baba. Credo che a sollecitare la loro immaginazione non sia stata la sua considerevole mole ma la sua quasi appiattita sommità dove, interpretando crepe e rilievi, hanno individuato gli organi genitali esterni femminili. L’ho constatato durante il mio primo sopralluogo nella primavera del 2024; in seguito la mia ipotesi è stata confermata da persone con competenze specifiche.
La scoperta, per certi versi sorprendente, mi ha spinto a indagare sul significato dei monoliti chiamati Baba e ho trovato che il termine «nel significato di donna vecchia, mamma, sredozimka [specie di strega invernale] si estende dall’estremo margine occidentale della Slovenia al più vasto spazio asiatico, per cui si ipotizza un’antica rappresentazione euroasiatica» (Kuret 1994, 16–17). Ho inteso, poi, che si tratta di una figura molto complessa ed enigmatica. Katja Hrobat Virloget, che ha condotto varie indagini sull’argomento, sostiene che Baba «appare nel folklore e nei rituali slavi come una figura arcaica mitica femminile con caratteristiche sia vitali, fertili che degradate, abominevoli, legate alla vecchiaia». Le sue tracce si trovano dal Quarnero attraverso il Carso fino al Nord Italia e la Francia. «Le parti del territorio, le colline o i monoliti con il nome di Baba / La vecchia erano collegati con le previsioni popolari del tempo piovoso. […] Sul Carso e in Liguria quando un bambino cadeva, gli dicevano che ha baciato La vecchia / Stara Baba. Questa e altre credenze indicano che la Baba / La vecchia personalizzava la terra ed era legata sia alla morte sia alla nascita e alla fertilità» (Hrobat Virloget 2015: 68).
Nella figura della Baba è possibile, dunque, riconoscere un sistema di credenze estremamente antico i cui frammenti sono conservati praticamente in tutta l’Europa e quindi non è solo un retaggio della mitologia slava; «in essa, piuttosto, si può riconoscere una figura mitica straordinariamente arcaica» (Hrobat Virloget 2015: 76) infatti, il collegamento tra la pietra e la donna «può essere rintracciato già nel Paleolitico superiore » (Mihelič 2013: 92). Katja Hrobat Virloget sostiene che la Baba «non è altro che terra stessa. Nel mondo slavo la figura della baba viene interpretata come reminiscenza di Mokoš, l’unica divinità femminile protoslava; al riguardo però l’analisi comparativa porta a superare il solo mondo slavo» (2022: 23).
Se Baba è intesa come divinità, si capisce il motivo per cui le antiche popolazioni, che sul proprio territorio hanno individuato sembianze femminili o loro attributi nei monoliti e nelle montagne, ne abbiano fatto oggetto di culto e di venerazione, le abbiano invocate per propiziare la fertilità, la salute, una buona annata, la pioggia, il sole, per ottenere protezione, per allontanare disgrazie…
Vediamo qualche esempio che prendo dal volume di Katja Hrobat Ko baba dvigne krilo (Quando la baba alza la gonna). Interessante è il caso di Stara baba (Vecchia baba), località sopra Šturje, presso Ajdovščina, dove nella festa di San Giorgio (23/24 aprile) i giovani si radunavano alle tre del mattino per celebrare lo Jurjevanje (festa della primavera legata a Jurij, nome sloveno del Santo), accendevano il fuoco, cuocevano la frittata e ballavano. Ancora oggi in quel luogo si accende il kres / falò e gli abitanti della parrocchia di Šturje fanno a gara per arrivare primi a Starababa. Negli anni Cinquanta del secolo scorso Pavel Medvešček ha scoperto a Plave, nella Valle dell’Isonzo, un’interessante tradizione che riguarda una Baba di pietra. «Perché essa rimanesse nera, tre volte all’anno […] la strofinavano con i malli delle noci. Il masso stava accanto alla sponda sinistra dell’Isonzo e aveva la bocca e gli occhi aperti. Quando l’acqua del fiume le arrivava alla bocca o la superava prevedevano tempi nefasti. Nei periodi di siccità le portavano fiori e corone di sempreverdi che le donavano anche come ringraziamento per la buona annata».
A Štip, in Macedonia, le donne compivano riti magici per ottenere la fertilità usando la sabbia che raschiavano dalla vulva della Baba di pietra. Ricordo, infine, i riti che la gente dei paesi attorno al Monte Golec in Cicceria / Čičarija compiva ancora negli anni antecedenti la prima guerra mondiale e che Pavel Medvešček ha descritto negli anni Cinquanta del secolo scorso. I riti venivano celebrati durante il solstizio d’estate in tre giorni, tridan (= triduo), durante i quali gli abitanti del luogo offrivano alla Baba l’acqua attinta dalla fonte di casa, la cenere e la brace del focolare e la terra di un campo di loro proprietà (2019: 200-201).
È superfluo sottolineare l’altissimo significato simbolico dei tre elementi – acqua, fuoco, terra – e la loro primaria importanza per l’uomo. Con quei riti propiziatori alla Baba venivano chiesti i beni necessari per la vita e lei, quale benigna Madre-terra, li elargiva ai suoi figli come Mokoš, la dea associata all’acqua, alla pioggia, alla fecondità, alla femminilità ma anche alla tessitura.
L’etimologia di Mokoš deriva da moker, vlažen (= bagnato, umido) «che sono i più frequenti attributi della baba. Nel giorno a lei dedicato, il venerdì, non si dovevano infrangere certi tabù come filare con la connocchia, lavare la biancheria, avere rapporti sessuali. La gente la collegava alla dissolutezza e nelle sue rappresentazioni venivano accentuati gli attributi sessuali. […] Boris Rybakov interpreta Mokoš come personificazione della Madre terra che nel folklore russo è chiamata “umida Madre terra”. Entrambi i nomi richiamano le rappresentazioni, presenti sul Carso, della baba umida, bagnata, mucosa e mocciosa (šmrkava) come personificazione della terra » (Hrobat Vilorget 2012: 72). Se la lettura dei segni sulla sommità del monolito di Cicigolis è corretta, appare chiaro che si tratta di una Baba con tutte le caratteristiche per rappresentare la Madre terra, l’origine della vita, la femminilità, la potenza generatrice, la fecondità, la dispensatrice dei beni per il sostentamento dei suoi figli… (132 – fine)
Giorgio Banchig

Veramente molro interessante,
RispondiEliminaGrazie per averlo condiviso.
Buona giornata un abbraccio
Enrico
Grazie Olga. Interessante Post tra leggende è realtà.
RispondiEliminaInteresting post.
RispondiEliminaOlga, greetings from unfortunately very snowy Poland :( I hate winter!!!
Bonsoir 🌧️🌧️🌧️
RispondiEliminaToi qui lis ce message
Je t'envoie un peu de tendresse
Plein de gros bisous
Bonne soirée et douce nuit Rita
Mon petit coucou du soir après une journée bien remplie
RispondiEliminaLe matin , ménage et autres "corvées"
Après midi un peu de canevas comme tous les jours pour me vider l'esprit
Ensuite préparation de bonnes ficelles picardes pour ce soir
Et maintenant je me promène de blog en blog pour admirer ce que tu as fait et laisser une empreinte de mon passage
Je te souhaite une bonne soirée, fais bien attention au vent
Gros bisous et à demain si je ne me suis pas envolée
Muy interesante, te mando un beso.
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